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giovedì, luglio 28, 2016

Difficoltà di apprendimento: Nuovi scenari della ricerca mondiale

Riporto integralmente l'interessante post di Valeria Rosso sul nuovo approccio che bisognerebbe tenere nei confronti dei DSA.

(aggiungerò man mano i link alle ricerche citate nell'articolo)

=== inizio articolo ===

Difficoltà di apprendimento: Nuovi scenari della ricerca mondiale!

Buone notizie dall’Accademia Internazionale per la Ricerca nella Disabilità dell’Apprendimento (IARLD) che si è tenuta nei giorni scorsi in Texas!
Ce lo fa sapere Daniela Lucangeli, nell’introduzione al corso di psicologia dell’apprendimento della matematica organizzato da CNIS PADOVA al quale sto partecipando, così, mossa semplicemente dal desiderio di condividere con voi quello che la Professoressa Lucangeli ci ha raccontato questa mattina, riporto, nella maniera più semplice possibile e senza pretesa di essere esaustiva o tecnicamente perfetta, i dati più significativi emersi dagli emeriti scienziati che sono intervenuti nella conferenza annuale IARLD che si é tenuta ad Austin ad inizio luglio.

Nel primo simposio “Identification of learning disabilities: an international perspective” sono stati raccolti una quantità enorme di dati clinici, biomolecolari, psichici, ecc. sui bambini di tutto il modo con cosiddette DSA emerse nei primi anni di scuola si è affermato che non si può più parlare di disturbi specifici di apprendimento ma di disarmonie nei processi maturazionali di natura epigenetica, ovvero che dipendono dalla capacità dell’ambiente di modificare l’attivazione di alcuni geni. Tutte le vere dislessie per esempio si verificano nei primi mesi di vita, tutte le problematiche che riguardano le capacità motorie (es:disgrafia) si possono riconoscere nei primi anni di vita. La memoria epigenetica traccia 3 generazioni, ovvero tramanda memorie provvisorie nell acido ribonucleico minore, per cui possiamo tramandare fino ai figli dei nostri nipoti una maggiore o minore capacità di trovare strategie di apprendimento anche se ci troviamo in presenza di disturbi di apprendimento.
Alcune difficoltà, se emergono dopo la terza elementare, derivano da disturbi visuo-spaziali, ovvero pattern che che sono imposti culturalmente dalla scuola e dalla nostra società (ad esempio scrivere da sinistra a destra, mettere in colonna in numeri per i calcoli scritti). Addirittura si giunge all’affermazione forte per cui “I paesi che continuano a fare diagnosi di DSA sono IGNORANTI”.

La canadese Linda Siegel (University of British Columbia) ex presidentessa dello IARLD e ricercatrice di livello assoluto in tema di learning disabilities ha presentato un’analisi sul rapporto tra educazione e sistema scolastico al termine della quale ha affermato che non serve fare “clinic test” (che misurano intelligenza, personalità, disturbi dell’umore, ecc) bensì “achievement test” (che misurano il processo di apprendimento e quindi che attuano un ‘analisi qualitativa dell’errore).
Serve capire, in sostanza, perché il ragazzo commette quel determinato errore così da attuare le corrette strategie di correzioni in maniera precoce e sistematica. Solo con questo procedimento si può essere sicuri che il miglioramento è reale e non avviene per una casuale concomitanza di fattori.
Il gruppo di ricerca in psicologia dell’apprendimento di Padova, per altro, é precursore in questo ambito e il lavoro di Daniela Lucangeli sull’analisi dell’errore, iniziato già 20 anni fa, ha ricevuto infatti un ringraziamento pubblico durante il congresso (La ricerca in Italia si conferma ancora una volta eccellenza a livello mondiale!!)

James Chapman (University of New Zeland), dice di smettere di categorizzare le anomalie come se fossero uguali per tutti ma propone una “New Policy “: se ci imbattiamo in anomalie non preoccupiamoci di categorizzarla ma impegniamoci a farle rientrare aiutando il ragazzo ad assestarsi per affrontare serenamente i passi successivi di apprendimento. Solo dopo molti tentativi di normalizzazione se non otteniamo cambiamenti, allora possiamo ricorrere alla categorizzazione con il solo scopo di aiutare il ragazzo ad essere tutelato dalla legge.”
La belga Annemie Desoete (Ghent University & Artevelde University) ha fatto un’analisi di tutti i discalculici evolutivi del Belgio e ha visto che tutti questi casi presentano anche goffaggine motoria e che più i trattamenti di aiuto all’apprendimento sono pesanti e più falliscono, quindi é opportuno ridurre il carico solo a ciò che è davvero necessario.

In definitiva siamo di fronte ad un bel retrò front da parte dei massimi esperti mondiali di educazione e direi che da genitori ed educatori dis-perati  di fronte a quella che sembra essere ultimamente un’esplosione delle DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) diagnosticate nelle scuole – possiamo tirare un bel respiro di sollievo!!
In tanti anni gli scienziati e gli esperti hanno pensato che l’errore fosse associato al concetto di colpa (è colpa tua che non ti impegni o non studi, è colpa della tua famiglia che non ti supporta nello studio), poi si è associato l’errore al concetto di patologia (hai una discalculia, disgrafia, dislessia,ecc) ora fanno ammenda e riconoscono che é più etico parlare in prima analisi di difficoltà cognitiva.

Diventa quindi urgente utilizzare un nuovo vocabolario (perché le parole sono spesso crudeli e diventano etichette e giudizi che é difficile scrollarsi di dosso negli anni) e nuovi codici più trasparenti, per cui se identifico un bambino in difficoltà di apprendimento occorre innanzitutto fare una analisi approfondita del perché, poi si inizia un percorso di aiuto usando soprattutto la cosiddetta warm cognition (nei piccoli le emozioni non sono stabili ma dipendono al 100% dai link con i compagni, maestri e genitori) e poi “aiuto, aiuto e ancora aiuto” solo dopo tutto ciò, se non c’è alcun miglioramento si può parlare di disturbo!
Per anni la professoressa Lucangeli si è battuta a livello internazionale per far sì che le diagnosi di DSA venissero emesse solo dopo che il seguente percorso maturazionale fosse risultato fallimentare:
1-test iniziale che individui le fragilità cognitive
2-percorso di potenziamento individualizzato sulle fragilità
3-ripetizione dello stesso test.
In tutti i casi in cui il processo appena descritto conduce anche solo ad un piccolo miglioramento non si può MAI parlare di DSA!

Alla fine la professoressa Lucangeli condivide con noi una vera “chicca” che la presidentessa delle scuole Gandhiane indiane le ha regalato, ovvero la “preghiera” che gli insegnanti fanno quando attuano il potenziamento di funzione nell’età neuroplastica ai ragazzi: ” L’IO SONO chiede scusa all’IO che TU SEI per tutto l’aiuto che non so dare all’ IO CHE SARAI DOMANI”.

Chiedere perdono, ringraziare ad essere allegri, ecco ciò che ci raccomanda Daniela Lucangeli come strumenti per il successo educativo e fondamento per stringere un alleanza profonda con i ragazzi CONTRO l’errore cognitivo.

 

Valeria Rosso

=== fine dell'articolo ===

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